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L’INFINITO GIACOMO: A ROMA UN RITRATTO INEDITO DI LEOPARDI

11/04/2026 09:31

Redazione

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L’INFINITO GIACOMO: A ROMA UN RITRATTO INEDITO DI LEOPARDI

16-19 Aprile 2026, Teatro Arcobaleno- Roma

 

 

 

 

 

Dal 16 al 19 aprile 2026, il palcoscenico del Teatro Arcobaleno ospita L’Infinito Giacomo, spettacolo che da quindici anni continua a emozionare il pubblico con una rilettura intensa e originale della figura di Giacomo Leopardi.

 

Interpretato da Giuseppe Pambieri, con drammaturgia e regia di Giuseppe Argirò, lo spettacolo porta in scena un Leopardi lontano dagli stereotipi scolastici: non solo poeta del pessimismo, ma uomo complesso, fragile e profondamente umano.

 

Scheda spettacolo

Titolo: L’Infinito Giacomo
Date: 16–19 aprile 2026
Luogo: Teatro Arcobaleno – Via F. Redi 1/a

 

Orari:

Giovedì, venerdì e sabato ore 21.00

Domenica ore 17.30

 

Biglietti online

https://www.liveticket.it/evento.aspx?Id=609336&InstantBuy=1

 

Interprete: Giuseppe Pambieri
Drammaturgia e regia: Giuseppe Argirò

Musiche di: Wolfgang Amadeus Mozart, Johann Sebastian Bach, Ludwig van Beethoven, Frédéric Chopin, Sergej Rachmaninov, Antonín Dvořák

 

Produzione: Centro Teatrale Meridionale
Direzione artistica: Domenico Pantano

 

 

Le note di regia di Giuseppe Argirò

«L’imperfezione del genio, in tutta la sua irregolarità, conduce alla solitudine, a un pellegrinaggio estenuante nell’universo.

Leopardi è un re senza regno, è Amleto che arriva oltre il limite del conoscibile, supera la coscienza affermando la vita nel suo groviglio inestricabile di bene e male; per il genio tutto è noia, è tedio incommensurabile. Il poeta di Recanati, con lucido disincanto, affonda a piene mani nella verità e ne trae la radice del dolore. È inutile chiedersi a che punto sia la notte; la notte non finisce… mai. I regni, i globi, i sistemi, i mondi, non sono che una pallida rappresentazione del pensiero dell’uomo, ma l’anima giace nelle profondità ed è a tutti invisibile tranne al poeta che può profanare il suo mistero e consegnarlo all’uomo.

 

Leopardi, affettuosamente Giacomo, nel nostro viaggio, non appare così distaccato e lontano dai piaceri terreni, non ci sembra affatto disinteressato a ciò a cui aspira la gente comune. Giacomo è vulnerabile, ansioso, riservato, schivo, eppure è pervaso da un desiderio inesauribile di vita. Giacomo è goloso, non può fare a meno di dolci, cioccolata, paste alla crema e gelati. In questo ricorda Mozart, altra creatura divina nella sua sregolatezza. Non a caso alcune delle sue più scandalose composizioni, fanno da contrappunto agli aneddoti più divertenti della vita di uno dei massimi autori italiani.

 

La biografia romanzata che esce fuori dalle pagine dell’Epistolario e dello Zibaldone ci aiuta a costruire un ritratto singolare ed inedito del nostro poeta. Leopardi, con grande sincerità, confessa le sue paure come la sua fobia per l’acqua, un fastidio che giungerà al parossismo e alla comicità, culminando nel rifiuto del bagno almeno settimanale. Non mancano gli spunti divertenti per riflettere sul suo rapporto con l’eros e la sessualità. Nelle sue stesse parole, il desiderio di una vita normale è incessante: il dono della poesia appare spesso come una maledizione divina che lo segna come diverso, lo condanna a una sofferenza eterna e lo affranca contro ogni sua volontà dal mondo che lo circonda.

 

Ecco, questa è la figura dilaniata, spesso scissa, combattuta e afflitta che la parola non può contenere. Leopardi non è tutto nella sua poesia. La sua ricerca affettiva attraversa i secoli e incontra una disperata umanità che per sopravvivere alla storia che avanza, non può che stringersi in una solidarietà reale che diventa l’unica possibilità di sopravvivenza, ancora oggi per tutti noi.»

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